(continuazione dell'articolo pubblicato nella rubrica Magistero - SCIC n. 3/giugno 2020)

Papa Francesco, con sano realismo e nel contempo con estrema delicatezza, esprime la propria consapevolezza che l’esperienza di paternità vissuta da molti giovani è stata talora carente o inadeguata, talaltra quasi assente o peggio negativa, ma queste ferite interiori ed esistenziali possono essere prima lenite e poi curate solo gettandosi in tutta sicurezza nella braccia del Padre divino, la cui Parola è ricchissima di espressioni del Suo amore infinito che “non è mai triste; ma pura gioia che si rinnova quando ci lasciamo amare da Lui....”

Il Santo Padre ricorda ad ogni giovane che “Per Lui tu sei realmente persona, non sei insignificante, sei importante per Lui, perché sei opera delle Sue mani”, ma per poter fare esperienza di tale divina tenerezza “cerca di rimanere un momento in silenzio lasciandoti amare da Lui. Cerca di mettere a tacere tutte le voci e le grida interne e rimani un momento nel suo abbraccio d’amore”.

Il Santo Padre, evocando la necessità del silenzio, poiché le “cose grandi avvengono nel silenzio” (Romano Guardini, Il Signore), ci offre una lezione preziosissima per vincere il rumore del mondo e per pregare in modo autentico, quasi riproponendo il pensiero del Card. R. Robert Sarah: “la preghiera è riuscire a tacere, ad ascoltare Dio ed imparare a sentire i gemiti ineffabili dello Spirito Santo che abita in noi e silenziosamente grida. Gli uomini di oggi pensano che la preghiera consista nel dire delle cose a Dio, nel gridare e nell’agitarsi davanti a Lui, mentre la preghiera è molto più semplice. Consiste nell’ascoltare Dio che silenziosamente parla in noi” (La Forza del silenzio).

La lettura del paragrafo 117 (...Non gli dà fastidio che Tu gli esprima i tuoi dubbi, quello che lo preoccupa è che non gli parli, che tu non ti apra con sincerità al dialogo con Lui....Il suo amore è così reale, così vero, così concreto che ci offre una relazione piena di dialogo sincero e fecondo.....) richiama alla memoria la bellissima preghiera “Amami come sei”, parole incoraggianti di Gesù all’anima, che del tutto a ragione viene utilizzato quale testo di supporto per l’Adorazione Eucaristica.

  • “La seconda verità è che Cristo, per amore ha dato se stesso fino alla fine per salvarti” ...Trattasi di un amore infinito e incrollabile, potentemente e drammaticamente celebrato il 27 Marzo in occasione del momento straordinario di preghiera in tempo di epidemia.

“Quel Cristo che ci ha salvato sulla Croce dai nostri peccati, con lo stesso potere del suo totale dono di sé continua a salvarci e redimerci oggi. Guarda la Sua Croce, aggrappati a Lui, lasciati salvare, perché coloro che si lasciano salvare da Lui, sono liberati dal peccato, dalla tristezza, dal vuoto interiore, dall’isolamento”.

In queste bellissime e toccanti parole riecheggia l’immensa maestosità della verità centrale della nostra fede, la solennità antica del tradizionale inno “Vexilla Regis”, la lucida nitidezza del Magistero di Papa Benedetto XVI: “...Guardiamo a Cristo trafitto in Croce! È Lui la rivelazione più sconvolgente dell’Amore di Dio, un amore in cui eros e agape, lungi dal contrapporsi, si illuminano a vicenda. Sulla Croce è Dio stesso che ci mendica l’amore della Sua creatura: Egli ha sete dell’amore di ognuno di noi.... Solo l’amore in cui si uniscono il dono gratuito di sé e il desiderio appassionato di reciprocità infonde un’ebrezza che rende leggeri i sacrifici più pesanti.... la risposta che il Signore ardentemente desidera da noi è innanzitutto che noi accogliamo il suo amore e ci lasciamo attrarre da Lui. Accettare il Suo amore, però, non basta. Occorre corrispondere a tale amore ed impegnarsi poi a comunicarlo agli altri: Cristo mi attira a sé per unirsi a me, perché impari ad amare i fratelli con il suo stesso amore...Guardiamo con fiducia al costato trafitto di Gesù da cui sgorgarono sangue ed acqua ...si dischiude a noi l’intimità dell’Amore Trinitario” (Messaggio del Santo Padre Benedetto XVI per la Quaresima 2007).

Papa Francesco ulteriormente scolpisce ed affina questa grande verità fondativa della nostra fede ricordandoci ancora che “Noi siamo salvati da Gesù perché ci ama e non può farne a meno...perché solo quello che ci ama può essere salvato. Solo quello che ci abbraccia può essere trasformato...e Lui ci abbraccia sempre, sempre, sempre...Egli ci perdona e ci libera gratuitamente. Giovani amati dal Signore, quanto valete voi se siete stati redenti dal sangue prezioso di Cristo. Cari giovani voi non avete prezzo...Voi non avete prezzo: dovete sempre ripetervelo: non sono all’asta, non ho prezzo, sono libero, sono libero! Innamoratevi di questa libertà che offre Gesù... guarda le braccia aperte di Cristo crocifisso, lasciati salvare sempre nuovamente”.

  • La terza verità, inseparabilmente connessa a quelle precedenti, è che “Egli vive”. Il rischio al quale siamo esposti, nonché l’inganno diffuso da una certa cultura sostanzialmente anticristiana, è quello di considerare Gesù solo come un buon esempio del passato, come un ricordo”. Invece colui che hic et nunc ci ama senza misura alcuna è il Cristo risorto, “pieno di vitalità soprannaturale, rivestito di luce infinita”, e “se egli vive, allora davvero potrà essere presente nella tua vita in ogni momento, per riempirla di luce”. Gesù. Infatti, non solo “ha la vita”, ma “è la vita”: Io sono la resurrezione e la vita” (Gv. 11, 1-45).

La consolante ed entusiasmante conseguenza di questa verità è che “così non ci saranno mai più solitudine e abbandono...Egli riempie tutto con la Sua presenza invisibile, e dovunque tu vada ti starà aspettando”. Perché non solo è venuto, ma viene e continuerà a venire ogni giorno per invitarti a camminare verso un orizzonte sempre nuovo”. In queste parole di Papa Francesco è possibile cogliere l’eco della stupenda e mirabile sintesi del piano della creazione e della salvezza offertaci dal discorso di San Paolo all’Aeropago: “...in Dio viviamo, ci muoviamo ed esistiamo” (Atti 17, 22-34).

Posti al cospetto di una realtà tanto elettrizzante, infervorante ed estatica non resta che contemplare “Gesù felice e traboccante di gioia...il tuo Amico che ha trionfato ed eterno vivente”. “Aggrappati a Lui, vivremo ed attraverseremo indenni tutte le forme di morte e di violenza che si nascondono lungo il cammino...con il cuore radicato in una sicurezza di fondo che permane al di là di tutto”.

Questa prospettiva, alla luce della quale dovrà essere modellata la vita cristiana esige però da parte nostra un’adesione accorata in pensieri ed opere, sul piano esperienziale nella concretezza della nostra vita terrena: “perché all’inizio dell’essere cristiano non c’è una decisione etica o una grande idea, bensì l’incontro con un avvenimento, con una Persona, che dà alla vita un nuovo orizzonte e con ciò la direzione decisiva” (Benedetto XVI, Lett. Enc. Deus Caritas Est).

Poiché “l’Amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato” (Rm 5,5), nelle precedenti tre verità – Dio Ti ama, Cristo è il Tuo salvatore, Egli vive – comparendo Dio Padre e comparendo Gesù c’è anche lo Spirito Santo che “prepara e apre i cuori perché accolgano questo annuncio”.

Papa Francesco, pertanto, conclude invitando i giovani ad invocare “ogni giorno lo Spirito Santo perché rinnovi costantemente l’esperienza del grande annuncio. Non perdi nulla ed Egli può cambiare la Tua vita, può illuminarla e darle una rotta migliore”.

Papa Francesco rivela di ben conoscere quali corde far vibrare per poter conquistare o catturare il cuore dei giovani, ai quali annuncia che il bisogno di amore, la ricerca dell’intensità e della passione, può ricevere una risposta piena ed appagante solo dopo l’incontro con Dio, solo dall’innamoramento di Lui “in una maniera definitiva ed assoluta....e questo amore di Dio, che prende con passione tutta la vita, è possibile grazie allo Spirito Santo”.

Infine, la chiosa del capitolo ha un’impronta doppiamente e genuinamente verniana. In primo luogo perché la sottolineatura che lo Spirito Santo sia “la sorgente della migliore gioventù” richiama alla mente che la Beata Madre Antonia “fosse fino dai suoi più teneri anni una bambina sommamente giudiziosa” (P. Adamo Pierrotti O.F.M.) e “compiva appena il quindicesimo anno dell’età sua, quando dopo assennati, e maturi consigli, davanti alla Regina del cielo, offriva spontaneamente a Dio l’anima, e il corpo suo olocausto di virginal purezza” (F: Vallosio). Secondariamente ed ancor di più perché Papa Francesco, per avvalorare l’insegnamento secondo il quale coloro che ripongono la loro fiducia nel Signore “riacquistano forza, mettono ali come aquile, corrono senza affannarsi, camminano senza stancarsi (Is 40,31), ricorda che chi confida nel Signore “è come un albero piantato lungo un corso d’acqua, verso la corrente stende le radici; non teme quando viene il caldo, le sue foglie rimangono verdi (Ger. 17,8), così evocando l’immagine e le parole spientamente incastonate ed inscritte nel coronato stemma delle amate Figlie della Fondatrice.

Vincenzo Fornace

Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto nel campo; un uomo lo trova e lo nasconde; poi va, pieno di gioia, vende tutti i suoi averi e compra quel campo.
Il regno dei cieli è simile anche a un mercante che va in cerca di perle preziose; trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra.  (Matteo 13, 44-46)

Il Vangelo di oggi dice che cosa è davvero il cristianesimo. Non una religione, una dottrina, una morale. Non una filosofia, un pensiero, un’idea. Non un catechismo, delle regole, dei divieti, dei comandi e comandamenti. No.

È un’avventura, un cercare ed un trovare ma anche un essere trovati senza aver cercato, nel bel mezzo del quotidiano. È una sorpresa, una gioia che ti nasce nel cuore, nel bel mezzo della fatica, fuoco che dà vita ai tuoi giorni.

È rischiare, è vendere tutto, è riiniziare daccapo, è mettersi in gioco, è fare pazzie, è vedere l’invisibile. E lasciare. E partire.

Questo è il Regno dei Cieli, tesoro nascosto e perla preziosa, piccolo seme che ti nasce nel cuore, briciola di lievito che produrrà pani profumati. È vedere con gli occhi del cuore che Qualcuno da sempre mi vede, mi ama, mi accoglie così come sono e si prende cura di me. Che per me ha fatto pazzie e continuerà a farne. Che non chiede nulla in cambio se non che io sia felice. Amando. Che io sia felice sin da ora, nelle fatiche del quotidiano, nel dolore, anche nella morte. Perché Lui è ovunque e a tutto dà senso, un senso adesso, un senso subito, un senso nascosto nelle pieghe degli eventi.

La più grande menzogna del pensiero occidentale è stata quella di farci credere che il cristianesimo fosse l’oppio dei popoli, una droga per non pensare, un tranquillante per illudere, un palliativo per rimanere fermi. Quando invece è proprio il contrario, perché il tesoro trovato ti spinge all’azione, alla compravendita, ti fa correre, ti mette in moto, ti riempie di gioia. Non perché da adesso in poi vivrai in discesa, senza pensieri, divertendoti (il divertissment, lo diceva già il Filosofo quattro secoli fa, quello è il vero oppio dei popoli), bensì perché anche nel dolore più cupo saprai trovare un senso, un valore, una cosa bella. Sì, Bella.

Bella come quando Francesco baciò il lebbroso e l’amaro divenne dolce. O come quando Iňigo de Loyola lesse il Vangelo ed il dolore divenne gioia. O come quando Edith divorò in una notte l’autobiografia di Teresa e la verità ricercata nella fenomenologia divenne Verità incarnata nella storia degli uomini. O come quando Vincenzo entrò nel tugurio ed il desiderio di una vita facile divenne il sogno di una vita felice. O come quando Lorenzo fu mandato a Barbiana e l’esilio divenne esperienza di liberazione per sé e per gli altri. O come quando Andrea partì per la Turchia e la solitudine di Trabzon divenne pienezza dello Spirito. O come quando Chiara si ammalò di tumore ed il giogo del Signore divenne dolcezza infinita. O come quando io, da oggi, ancora una volta e spero per sempre mi rimetto a scavare in cerca di tesori o corro per vendere la perla preziosa troppo a lungo trattenuta nel pugno della mano.

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv. 15, 1-8)

Il Vangelo di oggi va contro ogni distanziamento sociale in materia di fede. E' un invito a rimanere uniti, come il tralcio alla vite. Rimanete è la parola d'ordine! Rimanete, restate.. Come spesso abbiamo ripetuto in questi mesi: "Io resto a casa!". Ecco, oggi siamo però invitati a rimanere nell' Amore, nel Suo Amore. E' un invito dolcissimo che ci ricorda come, con Gesù non si tratta di fare chissà quali cose, quanto piuttosto di fermarsi, di stare, di rimanere con Lui e LASCIARSI AMARE. Rimani,non scappare, non correre, non andare lontano, non svincolarti dall'abbraccio. Rimani nell'Amore, rimani in Dio. Lasciati amare! Come tralcio, lascia che la Vite ti doni la sua linfa vitale.

Sii paziente. Rimani. Vedrai che frutti!

 

22 luglio. Festa di S. Maria Maddalena. Cantico dei Cantici 2

Chi ama, cerca... Chi cerca, piange... Chi piange, vede... Chi vede, trova...

Trova, perchè è visto. E' visto, perchè per lui o lei Qualcuno ha pianto ed ha sofferto. Qualcuno ha pianto e sofferto per lui o lei perchè da sempre lo cerca. E se lo cerca, lo ama. Perchè? Perchè L'Amore ama, cerca, piange, vede trova e ti trova!

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